> AOB2 > Per saperne di più... > L'acquedotto

L'acquedotto

L’acquedotto è il sistema che consente di prelevare acque dall’ambiente naturale e farla arrivare nelle case dei cittadini; in particolare l’acquedotto comprende il sistema di approvvigionamento, la rete di distribuzione, eventuali serbatoi di accumulo ed eventuali impianti di trattamento ove necessari.Nei Comuni della pianura la fonte idrica principale dei pubblici acquedotti sono le falde sotterranee. Nel sottosuolo l’alternarsi di strati di rocce permeabili (ad esempio sabbie e ghiaie) e di rocce impermeabili (argille o rocce compatte) porta alla formazione di falde idriche che sono delle riserve di acqua sotterranea che si accumulano negli strati permeabili del sottosuolo.

Per prelevare le acque sotterranee dalle falde vengono realizzati dei pozzi; si tratta di perforazioni verticali scavate nel terreno che raggiungono gli strati di roccia ricchi d’acqua nella quantità e della qualità necessaria per le esigenze del singolo acquedotto. Il pozzo è rivestito al suo interno da una colonna d’acciaio che evita crolli e rischi di infiltrazione. A livello dello strato permeabile ricco d’acqua viene collocato il filtro, ovvero un tratto fenestrato del tubo metallico che consente il passaggio dell’acqua, ma non del materiale inerte (sabbia e ghiaia).
Attorno alla  colonna viene cementato lo spazio rimanente per evitare che possano esserci infiltrazioni di acque di falde più superficiali verso le acque più profonde captate dal pozzo. In corrispondenza delle falde captate vengono invece messi materiali permeabili quali ghiaie per favorire il passaggio dell’acqua. Per prelevare l’acqua dei pozzi è necessario installare una pompa che sollevi l’acqua fino alla superficie del terreno. Solo nel caso di falde artesiane, quindi profonde ed in pressione, non è necessario pompare l’acqua, ma si tratta di casi molto rari.
Nel disegno sotto riportato è esemplificato lo schema di un pozzo tipo.

Per garantire le caratteristiche qualitative dell’acqua destinata al consumo umano ed evitare possibili inquinamenti, la Legge prevede la realizzazione di aree di salvaguardia attorno ai punti di captazione (pozzi) con una precisa delimitazione ed imposizione di  alcuni divieti.
Vi è un’area di  tutela assoluta che deve avere una estensione di almeno dieci metri di raggio dal punto di captazione che deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente ad opere di captazione o presa e ad infrastrutture di servizio.
Vi è quindi un’area di rispetto, definita quale porzione di territorio, di raggio 200 metri, circostante la zona di tutela assoluta, da sottoporre a vincoli di destinazione d’uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata.
In particolare nell’area di rispetto è previsto il divieto di:

  • dispersione di fanghi ed acque reflue
  • accumulo e spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi
  • aree cimiteriali
  • apertura di cave
  • realizzazione di pozzi
  • stoccaggio di prodotti o sostanze chimiche pericolose
  • centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli
  • pozzi perdenti
  • pascoli e stabulazione di bestiame
  • gestione dei rifiuti

A volte l’acqua captata necessita di un trattamento prima di essere destinata al consumo umano, in particolare può essere necessario:

  • disinfettarla, ovvero eliminare eventuali batteri presenti e/o evitare che si formino lungo la rete dell’acquedotto
  • eliminare sostanze indesiderabili ovvero non inquinanti, ma che possono dare un colore, un odore o un sapore sgradevole all’acqua
  • rispettare le concentrazioni previste dalle normative di settore per i parametri indicati

Per fare questo vengono utilizzati impianti di trattamento e di filtrazione garantendo la potabilità dell’acqua emunta dalle falde sotterranee e distribuita lungo la rete dell’acquedotto fino all’utente finale.
L’acqua potabile deve essere trasportata dal punto di approvvigionamento agli utilizzatori finali nelle quantità necessarie e questa funzione è svolta dalla rete di distribuzione e dai serbatoi di accumulo.
Lungo la rete l’acqua può scorrere  sfruttando il dislivello naturale del terreno, sfruttando il principio dei vasi comunicanti se c’è un serbatoio sopraelevato oppure può essere necessario pomparla utilizzando  elettropompe per il mantenimento di una determinata pressione.
Spesso gli acquedotti sono dotati di serbatoi di accumulo che hanno una duplice funzione: fornire una riserva d’acqua per i momenti di punta in cui massimi sono i consumi d’acqua da parte dei cittadini e, nel caso in cui siano sopraelevati (o su rilievi naturali o costruiti appositamente) permettere all’acqua di raggiungere tutti i cittadini senza necessità di utilizzare pompe elettriche, per caduta sfruttando il dislivello. I serbatoi di accumulo sono realizzati utilizzando materiali che non modifichino le caratteristiche di qualità delle acque e normalmente l’ingresso e l’uscita sono poste in posizioni differenti per consentire all’acqua di rimanere in movimento e garantirne il ricambio.